Saint Laurent LouLou 95 mules - Black farfetch farfetch farfetch neri Senza d5e6fa

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Manca poco più di un mese alla chiusura della campagna trasferimenti, ma le trattative latitano. Proviamo a dare un nome a bufale, potenziali bidoni e veri colpi del calciomercato

Emmanuel AdebayorIl calciomercato non ribolle, anzi tutto è cheto, come il mare quando si dice è olio. L’Inter aspetta di vendere, il Milan non può comprare, la Juve ha già preso quelli che vuole Del Neri, alla Roma va già di lusso così. Qualche soldo può spenderlo il Napoli (il centrocampista arriverà), il Palermo per un mezzo campione, la Sampdoria per due di medio livello. Quando il mercato è così moscio scarseggiano le bufale, i bidoni e i colpi e sotto l’ombrellone (per chi ci va) va a finire che guardiamo le donne.

Dettagli prodotto

Stagioni:
Estate
Colore:
Neri
Materiale:
Pelle
Stile:
Rock
Tipo di chiusura:
Senza
Fantasia:
Senza stampe
Tipo di tacco:
Tronchetto
Misura delle scarpe:
36
37
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38
38
39
40

Saint Laurent LouLou 95 mules - Nero
Founded in 1961 by designer Yves Saint Laurent, luxury French fashion house Saint Laurent has garnered a cult following thanks to the label’s inimitable rock ‘n’ roll style. This pair of black patent leather LouLou 95 mules have been expertly crafted in Italy and feature crossover front straps, a signature YSL monogram logo to one side and a high block heel. Designed with a slip-on silhouette, these Saint Laurent LouLou 95 mules will effortlessly blend into your existing workday-to-weekend repertoire.

Ma per tenerci in allegro allenamento, nella speranza di tempi migliori, segnalo qui le tre bufale, i tre bidoni (potenziali) e i tre colpi (sperati di questi primi giorni di vero mercato) di questa estate.

Una bufala è di sicuro Luis Fabiano al Milan. Dopo i goal in Spagna ma soprattutto dopo l’atteso (dal suo procuratore) Mondiale, Luis Fabiano vuole almeno raddoppiare l’ingaggio e il Milan se la ride. La seconda bufala è Adebayor alla Juve. In un attacco dove hai già Trezeguet e Amauri, vai a prendere un’altra prima punta che vuole il fronte d’attacco per sé. E’ vero che al Chievo Del Neri giocava con Marazzina-Corradi (supportino cast: Cossato), ma l’ago della bilancia era Marazzina che sapeva giocare bene il pallone. L’uomo perfetto con Amauri sarebbe Dzeko e Del Neri lo sa. Se poi Adebayor quasi te lo regalano, allora potrebbe sempre servire. Terza bufala è Mexes all’Inter. Chi glielo dice a Materazzi?

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Adesso passiamo ai pronostici, a quelli che, secondo lo scrivente, sono colpi da fuoco amico, nella speranza per i diversi team dell’errore. Alla Fiorentina cosa serve Boruc? Far fare ad uno dei migliori portieri d’Europa il secondo di Frey è un a mossa troppo stupida. Se Frey se ne va, avrei puntato su Viviano, che ha 5 anni meno dei due, da sempre cuore viola. Il secondo bidone è Adriano. Chi lo ha visto giocare in Brasile con il Flamengo adesso ride della follia della Roma. Un pachiderma fermo che aspettava la palla gli capitasse sul sinistro per sparare in porta da tutte le angolazioni. Inoltre può giocare solo nel ruolo in cui Totti ha giocato negli ultimi anni, che dovrebbe ritornare a prendere calci e il resto abbassandosi molto. Non li vedo tanto bene insieme.  Certo Biabany è tuo, quindi è giusto che lo riprendi, ma all’Inter non serve un contropiedista puro come lui. Ci vuole un’ala tattica, capace di alleggerire il lavoro ad Eto’o.

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I tre grandi colpi sono Antenucci del Catania, che può coesistere in modo fantastico con Maxi Lopez e Mascara e fare una parte dei goal che ha segnato nell’Ascoli. Al Bologna devono dare fiducia al sinistro di Siligardi, facendolo muovere come novello Adailton. Anche le punizioni sono molto simili. Maccarone al Palermo è un grande investimento. Vendi Cavani, imponi Hernandez, aspetti Miccoli e intanto segna Maccarone che, con Budan e uno dei citati prima, può fare sfracelli.

Jvan Sica

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Il 19 luglio 1966, la Corea del Nord elimina l’Italia dalla Coppa del Mondo inglese. Riviviamo la disfatta per antonomasia del calcio italiano.

La rete di Pak Doo IkIl fantasma è stato evocato dopo le reti di Vittek che hanno causato l’ingloriosa uscita della nazionale di Lippi dal mondiale sudafricano e ancora oggi, 44 anni dopo, rappresenta la disfatta per antonomasia al punto che negli anni successivi al fatto il termine Corea entrò addirittura nel Devoto-Oli come neologismo.

Siamo nel 1966, i Campionati Mondiali si svolgono in Inghilterra e l’Italia dopo essere uscita dai Mondiali cileni tra cazzotti e indegne gazzarre con i padroni di casa si presenta sull’onda dell’entusiasmo per una serie di risultati positivi nelle ultime partite. Da quattro anni siede sulla panchina azzurra Edmondo Fabbri, detto Mondino, che cerca di fare coesistere in azzurro i due blocchi che nel calcio nazionale si stanno contrapponendo: da una parte gli interpreti della grande Inter di Helenio Herrera, dall’altra la scuola del Bologna che nel 1964 si è aggiudicato lo scudetto allo spareggio al quale si era aggiunto Gianni Rivera, il golden boy. E il cuore di Mondino pende spesso verso la via Emilia.

Nel percorso di qualificazione, l’Italia travolge in casa la Scozia di Bremner (3-0), la Polonia di Lubanski (6-1) e la Finlandia (6-1); nelle amichevoli premondiali fioccano le vittorie e i goal (6-1 alla Bulgaria, 3-0 all’Argentina, 5-0 al Messico): si arriva in Inghilterra sulle ali dell’entusiasmo. Il girone preliminare presenta Cile, Unione Sovietica e Corea del Nord. Gli azzurri vincono, giocando male con il Cile; perdono contro l’Unione Sovietica di Yashin per 1-0 e Giacomo Bulgarelli, cuore del gioco della squadra di Fabbri, accusa un malanno al ginocchio. Mentre l’ambiente si spacca sempre più per le scelte di Fabbri che sembra privilegiare il blocco del Bologna si arriva all’incontro decisivo contro la Corea del Nord dove un pareggio qualificherebbe l’Italia per i quarti di finale.

I bookmakers quotano le chance di vittoria degli asiatici 500 a 1, Ferruccio Valcareggi, secondo di Fabbri e futuro ct della Nazionale, definisce i coreani “una squadra di Ridolini che sa solamente correre”, Gianni Brera annuncia che in caso di sconfitta smetterà di scrivere di calcio. Alle 20.30 del 19 luglio 1966, nello stadio di Middlesbrough all’annuncio delle formazioni inizia a compiersi il destino dell’Italia di Fabbri.

Il tecnico emiliano decide di rischiare Bulgarelli, sofferente al ginocchio, preannunciando tre reti nel primo quarto d’ora e una passeggiata di salute; rinuncia ad Armando Picchi in difesa preferendogli il bolognese Janich. Albertosi – Landini – Facchetti – Guarneri – Janich – Fogli – Perani – Bulgarelli – Mazzola – Rivera –  Barison. E’ la formazione che scende in campo e nella prima mezz’ora riesce anche a procurarsi quattro-cinque palle goal e a sciupare. Al 35′ Bulgarelli si infortuna definitivamente ed è costretto ad uscire dal campo e, ai tempi non erano previste sostituzioni, l’Italia è costretta a giocare in 10. I ridolini coreani ci sovrastano nella corsa e persino nel gioco aereo.

Al 42′ Pak Doo Ik, caporale maggiore dell’esercito nordcoreano passato alla storia del giornalismo nostrano come improbabile dentista, ruba palla a centrocampo a Rivera e fila verso l’area e supera Albertosi con un diagonale dal limite. L’Italia crolla e non riesce a reagire ed esce tra le polemiche dal Mondiale. Ad attendere Fabbri e gli azzurri allo sbarco sono i pomodori marci e le solite chiacchere a base di complotti, vendette, accuse.

Non va meglio ai nordcoreani che festeggiano in modo troppo “borghese” la vittoria e dopo aver messo paura al Portogallo di Eusebio che deve recuperare uno svantaggio di tre reti in un’ora di gioco al ritorno a casa vengono spediti nei gulag da Kim Il Sung in persona.

Massimo Brignolo

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Pro VercelliOtto squadre (Rimini, Mantova, Gallipoli, Perugia, Monopoli, Itala San Marco, Pescina e Scafatese) non avevano neanche provato ad iscriversi, sette (Arezzo, Real Marcianise, Alghero, Cassino, Manfredonia, Olbia e Pro Vasto) non avevano opposto ricorso alla prima decisione della Covisoc; il quadro delle squadre escluse dai prossimi tornei professionistici si è definito ieri con la mancata accettazione da parte della Covisoc dell’Ancona (serie B), Figline (Prima Divisione) e Legnano, Potenza, Sangiustese e Pro Vercelli in seconda divisione.

Ventuno squadre su 132 spariscono dalla mappa del calcio professionistico italiano, più del 15 percento, una mattanza. Non si è più di fronte al caso singolo del presidente che ha fatto il passo più lungo della gamba ma ad un problema sistemico dove la Lega Pro paga dazio all’ipertrofica struttura dei campionati. La realtà italiana non è in grado di supportare 132 squadre professionistiche e la nuova riforma dei campionati dovrà partire da questa consapevolezza.

Il calcio perde una squadra storica come la Pro Vercelli con i suoi sette scudetti tra il 1908 e il 1922, una squadra come il Perugia che ha scritto pagine importanti nella storia della serie A negli anni Ottanta e soprattutto perde realtà che rappresentano bacini di utenza importanti: spariscono nove capoluoghi di provincia (anche se a Vercelli la Pro Belvedere retrocessa ai playout dalla seconda divisione chiederà il ripescaggio).

Parte ora, per ridefinire gli organici dei nuovi campionati la giostra dei ripescaggi che in ogni caso consegnerà dei tornei dove le partecipanti non dipenderanno da meriti sportivi. Triestina o Hellas Verona dovrebbero sostituire l’Ancona in serie B ma il ripescaggio richiede due milioni di euro di pagamento immediato, è difficile prevedere che gli altri 20 posti in Prima e Seconda Divisione possano consentire tornei a ranghi completi. La richiesta di ripescaggio in Prima Divisione vale un milione e duecentomila euro, in Seconda Divisione ottocentomila.

Massimo Brignolo

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Parte Ieri & Oggi, una nuova rubrica dedicata ai ricordi sull’onda dei giorni del calendario: ad inaugurarla è l’arrivo di Claudio Taffarel in Italia.

Claudio TaffarelNell’ultimo campionato di serie A su 46 portieri che sono scesi in campo almeno una volta ben 14 erano stranieri e le mosse del calciomercato con l’acquisto di Eduardo da parte del Genoa e di Boruc da parte della Fiorentina sembrano rafforzare questa tendenza eppure non più tardi di 20 anni fa, nonostante le frontiere ai calciatori stranieri fossero state riaperte nel 1980, non vi era ombra di portiere non di scuola italiana tra i pali.

E’ proprio il 14 luglio 1990 che fu ufficializzato l’acquisto del primo portiere straniero: si trattava del brasiliano Claudio Taffarel acquistato dal neopromosso Parma. Già estremo difensore della nazionale brasiliana che proprio venti giorni prima era stata estromessa dai Campionati Mondiali di Italia ’90 da un beffardo gol dell’argentino Caniggia, Taffarel fu acquistato dal neo patron del Parma e proprietario della Parmalat, Calisto Tanzi per motivi commerciali. Dopo più di un decennio, la Parmalat non era ancora riuscita a sfondare nel mercato sudamericano e fu lo stesso Tanzi a definire il portiere brasiliano come “un nostro uomo immagine per il mercato brasiliano, al quale teniamo in modo particolare”. Le città brasiliane furono invase di cartelloni pubblicitari con il portiere della Nazionale intento a bere latte e succhi targati Parma.

Commercialmente l’acquisto non fu un successo come previsto al punto che Tanzi l’anno successivo provò addirittura una ulteriore penetrazione sul mercato, via calcio, con l’acquisto di una squadra, il Palmeiras di San Paolo, ma dal punto di vista tecnico la scelta fu azzeccata. Taffarel vestì per tre anni la maglia del Parma contribuendo alla vittoria della Coppa Italia del 1992 e della Coppa delle Coppe del 1993 ma proprio alla fine di quella stagione gli fu preferito Bucci e partì mestamente alla volta di Reggio Emilia e dell’Atletico Mineiros. Negli anni successivi si prese le sue rivincite confermandosi grande portiere:  determinante nella vittoria del Brasile nella Coppa del Mondo del 1994 dove concesse solo tre reti in tutto il torneo e stregò Baresi, Massaro e Roby Baggio nei rigori decisivi e nella qualificazione per la finale del 1998 quando parò gli ultimi due rigori all’Olanda.

Massimo Brignolo

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La storia essenziale della Coppa del Mondo di Sudafrica 2010 raccontata, giorno dopo giorno, partita dopo partita, attraverso i tabellini e le reazioni della stampa delle nazioni in campo: una carrellata di prime pagine che fornisce uno spaccato di cultura sportiva, emozioni, tecnica giornalistica e non, design editoriale che permette di costruire un racconto non convenzionale della Coppa del Mondo 2010.

SPAGNA – OLANDA 1-0 (0-0, 0-0) dts

SPAGNA: Casillas (c), Ramos, Piqué, Puyol, Capdevila, Busquets, Iniesta, Xavi Hernández, Xabi Alonso (87′ Fabregas), Pedro (59′ Navas), Villa (106′ Torres).

OLANDA: Stekelenburg, van der Wiel, Heitinga, Mathijsen, van Bronckhorst (105′ Braafheid), van Bommel, De Jong (97′ van der Vaart), Robben, Sneijder, Kuyt (70′ Elia)

ARBITRO: Webb (ENG)

GOL: 116′ Iniesta (SPA)

NOTE:Espulso Heitinga per doppia ammonizione al 109′ Ammoniti Van Persie, Puyol, Van Bommel, Sergio Ramos, De Jong, Van Bronckhorst, Heitinga, Capdevila, Robben, Van der Wiel, Mathijsen, Iniesta, Xavi

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Massimo Brignolo